L’ “ANGELO DI CARDITELLO”

Il Real Sito di Carditello, conosciuto anche come Reggia di Carditello, è una residenza borbonica dedicata alla caccia, all’allevamento dei cavalli di razza reale e alla produzione agricola sperimentale. Dal 2016 il complesso monumentale è gestito dalla Fondazione Real Sito di Carditello, costituita dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dalla Regione Campania e dal Comune di San Tammaro per promuoverne la conoscenza, la protezione, il recupero e la valorizzazione.

Un po’ si storia

Il Real Sito di Carditello, situato nella provincia di Caserta, nel cuore della Campania Felix, fu costruito per volere di Ferdinando IV di Borbone nel 1787, nell’area individuata già alla metà del XVIII secolo da Carlo di Borbone e destinata all’allevamento, alla selezione di cavalli di razza reale e alla produzione agricola e casearia. Progettato dall’architetto romano Francesco Collecini, allievo di Luigi Vanvitelli, il Real Sito è composto da una palazzina centrale sormontata da un loggiato e da un belvedere, affiancata da altri edifici di servizio, e da un ampio galoppatoio ellittico, delimitato da due fontane con obelischi e con un tempietto circolare nel mezzo.

Un uomo semplice divenuto “Angelo”

Negli anni, il complesso monumentale è passato attraverso vicende alterne. C’è però un protagonista di questa bella storia che si rischia di dimenticare; e che invece va ricordato, e soprattutto ringraziato. Questo protagonista si chiama Tommaso Cestrone, soprannominato da qualcuno l’ “Angelo di Carditello”. Niente più che un pastore, Tommaso, ma con molto più senso civico di tantissimi pluri-laureati. Persona un pò “bizzarra”, ma pensate che si mette in testa di difendere la Reggia di Carditello da solo, a mani nude, proteggere dai saccheggi e sfregi che si consumano giorno dopo giorno, tra la generale indifferenza. Un regista,però, Pietro Marcello, ha preso a cuore quest’uomo e la sua storia, infatti ne ha voluto realizzare un film “Bella e perduta”, presentato l’altro anno al Festival del cinema di Locarno, era l’unico film italiano in concorso. Non so se sia stato mai trasmesso, in Italia. Coloro che lo hanno visto, lo hanno apprezzato. Il film racconta la storia di Tommaso, pastore ignorante e un po’ bizzarro. Tommaso è un uomo con la testa dura , uno di quei rari personaggi cui si deve la salvezza del mondo. Ecco, lo vediamo che si prende cura gratuitamente, volontariamente, della Reggia di Carditello, persino contro il volere dei clan della camorra, che temono sia il primo passo verso la legalità e la fine del loro dominio.

La bellezza rifiorita

Torniamo a Tommaso. Se la Reggia di Carditello si salva dalla rovina cui sembrava irrimediabilmente condannata, se mai tornerà agli splendori di un tempo, buona parte di merito è sua; e non lo si dovrebbe dimenticare. Non si dovrebbero dimenticare le minacce e le intimidazioni subite: quando “qualcuno” gli avvelena gli animali; quando “qualcuno” gli colloca una bomba davanti casa e la fa esplodere. Tommaso ha avuto il coraggio di cambiare le cose, di preservare un bene comune e renderlo ora accessibile a tutti. Un vero atto d’amore spassionato ed incondizionato. Tommaso, che ormai non c’è più, con questo gesto ci invita a perseverare, perché vale la pena lottare per qualcosa in cui si crede davvero. E a sperare che le cose possono cambiare, se davvero ci crediamo.

#noivogliamounasperanza

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